22 marzo 2010
Poesia da Divin-gustare. Monologo di Shylock per il poeta
Poesia da Divin-gustare. Monologo di Shylock per il poeta
William Shakespeare Il mercante di Venezia (pubblicata nel 1600)
Atto III scena prima
Mi ha disprezzato e deriso un milione di volte;
ha riso delle mie perdite,
ha disprezzato i miei guadagni e deriso la mia parola,
reso freddi i miei amici,
infuocato i miei nemici.
E qual è il motivo? Sono un poeta.
Ma un poeta non ha occhi? Un poeta non ha mani, organi, misure, sensi,
affetti, passioni, non mangia lo stesso cibo, non viene ferito con le stesse
armi, non è soggetto agli stessi disastri, non guarisce allo stesso modo,
non sente caldo o freddo nelle stesse estati e inverni allo stesso modo di un
uomo?
Se ci ferite noi non sanguiniamo? Se ci solleticate, noi non ridiamo? Se ci
avvelenate noi non moriamo?
E se ci oltraggiate, non dobbiamo vendicarci? Se siamo simili a voi in tutto il rimanente, vogliamo rassomigliarvi anche in questo. Se un uomo è oltraggiato da un poeta, qual è la sua mansuetudine? La vendetta! Se un poeta è oltraggiato da un uomo, quale può essere, sull'esempio dell’uomo, la sua tolleranza? Ebbene, la vendetta! La malvagità che mi insegnate la metterò in opera e sarà difficile che io non abbia a superare i maestri.
*Ho modificato soltanto tre parole: ebreo con poeta, cristiano con uomo e nazione con parola.
Photo Livia Bidoli
10:34 Scritto da: liviabi in Matrici di poesia | Link permanente | Commenti (0) | Segnala
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